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Watch log, day twentyseven. Art

19 Oct 2008

Dopo una settimana in cui la scrittura non ha trovato posto, finalmente riesco a raccontare la gita di sabato scorso. Avrei voluto scriverla subito, di getto, soffocato dalle emozioni, ma ero troppo stanco per buttare giù anche solo una riga.

Ripercorrendo nuovamente il cammino verso l'atelier di Alex Grey mi sono accorto che, se la domenica mattina il mondo è deserto, negli altri giorni invece la zona di Chelsea rivela un microcosmo di piccole gallerie, bistrot straripanti e risate in strada molto più simile al rastro madrileño che non all'austera immagine che m'ero fatto delle streets di questa parte della città.

Sentendomi un po' uno sciocco per non aver avuto il coraggio di salire le scale la domenica precedente, sono tornato al C.O.S.M. per rendermi conto che le cose, alla fine, accadono sempre nel momento in cui è scritto che accadano.

Ad ogni giro della scala a chiocciola la luce cambia, dai toni infernali dell'atrio fino all'accecante luminosità del quarto piano. Una risalita dagli inferi, un viaggio alla spiritualità.

La bacheca rivela che questo è il punto d'incontro di tante e differenti culture, e che il parquet della cappella viene volentieri prestato per ogni genere di pratica, purché positiva.

Si viene accolti da un circolo di petali di loto, su ognuno dei quali campeggia un simbolo rappresentante una differente religione o corrente spirituale. Croci, simboli alchemici, arabi, greci, ebrei od egizi. Fra gli altri, anche una psilocibina.

Mi sono perso di fronte al Cosmic Christ, una tavola alta quasi 3 metri nella quale convivono Copernico, Galileo, Madre Teresa e il Dalai Lama, giusto per citarne alcuni, in una equilibrata disposizione circolare dominata dalla citazione "Faith Vs. Reason".

Corpo e spirito, l'ossessione di quest'uomo per l'equilibrio o, per lo meno, per la sua rappresentazione.

In ogni opera, in ogni pennellata, nella disposizione dei quadri rispetto alla posizione dell'osservatore, si indovina una maniacale ricerca di equilibri che oppongano la materia allo spirito, il giorno alla notte, avvicendando uomo e donna in una cappella cosparsa di peni, vagine, sperma volante e feti in via di formazione che omaggiano la vita.

La stanzina-negozietto, oltre a qualche poster e due edizioni del suo libro, offre un intero scaffale di pubblicazioni scientifiche su LSD e psilocibine. La qual cosa, unita alla dedica "Happy 100th birthday, dr. Hoffmann" in calce ad un ritratto-omaggio, mi fa pensare che negli ultimi 40 anni quest'uomo sia stato in grado di dominare con scientificità e spirito una porta dietro alla quale troppe persone hanno trovato la pazzia.

Splendida esperienza.

Di tutt'altro tenore, invece, la gita di oggi pomeriggio al Brooklyn Museum. Per la prima volta, uno dei profondi pregiudizi culturali che da sempre nutro nei confronti dell'america s'è rivelato fondato, lasciandomi addosso una profonda delusione.

M'ero avviato verso il giardino botanico e le tanto decantate sale del secondo museo più grande d'america attratto dalle copertine dei Saturday Evening Post dipinte da Norman Rockwell, che avevo capito esser esposte lì.

Evidentemente avevo capito male. A parte la delusione, ho trovato ben strutturata solo la collezione egizia, ricca e ben disposta, e la via della seta, un intero piano dedicato al cammino tra il medio oriente e la cina.

In parole povere, ciò che in punto di morte ricchi collezionisti hanno donato ad un museo senza storia. La metà della struttura è dedicata all'america (ci andrebbe la maiuscola, ma non se la meritano) ma, non avendo nient'altro da esporre, a parte una noiosa riproduzione delle case della guerra di secessione ho ammirato un'impressionante elegia agli anni '50 ed al design americano degli anni del boom economico. Aspirapolveri, frigoriferi, frullatori e biciclette enormi, bombati e cromati, esposti in teche degne della Monna Lisa accanto alle testate dell'assassinio di Kennedy. Le culture amerindie relegate ad una stanza con un'offensivo sottofondo musicale, e tutt'attorno al patio opere europee dal XVIII secolo in avanti.

Non m'è piaciuto. In compenso, il bookstore ha rivelato una quantità e varietà di titoli che ha messo seriamente a repentaglio la mia carta di credito, e sono riuscito a contenere la mia compulsione allo shopping cartaceo solo pensando a quanto mi sarebbe costato spedirli in Italia.

In conclusione, la giornata m'ha regalato un costipato, dovuto al vento gelido che da ieri ha riportato la stagione alle temperature che le corrispondono. Finora, avevamo avuto tanta fortuna.

Butto giù un'aspirina e mi butto a letto, buonanotte.

Che tu vada a ballare in vani fronzoli,
che del cuore ti dolga la ferita,
ogni giorno lo sai,nuovo miracolo,
che brucia in te la fiamma della vita.

Uno vuole che avvampi e cada in cenere,
inebriato d'estatici momenti,
altri, piu' calmi e provvidi, trasmettono
la loro sorte a figli e discendenti.

Ma solo d'uno i giorni son perduti,
di chi in ottusa oscurita' dimora
e sazio delle pene quotidiane
la fiamma della vita sempre ignora.  HERMAN HESSE

PS: Grazie, Arci...