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Watch log, day twelve. Birthday in NYC.

04 Oct 2008

Ne sono sicuro: il genio che ha inventato il Tetris non può che aver avuto l'illuminazione preparando una valigia!

Incastrare non più di venti chili in un contenitore destinato a rotolare al tuo fianco per i prossimi sei mesi rappresenta una sfida che non può non comportare qualche piccolo errore logistico. Soprattutto se, incapace di dire di no, ti ritrovi a lavorare fino al giorno prima della partenza e la devi fare l'ultima notte, sbadigliando e bestemmiando.

In questa particolare occasione, l'errore più eclatante è stato lasciare a casa le adorate, puzzolose e comodissime scarpe da ginnastica vecchie, e portarmi solo quelle da running nuove.

Preda del jet lag e non potendo iniziare subito a lavorare, ho scelto di dedicare i primi 4 giorni a stancarmi e smettere di pensare: in tasca il passaporto e una manciata di biglietti da un dollaro, dall'alba allo sfinimento camminando senza meta e senza fine tra Lower Manhattan e Central Park, senza null'altro in testa che annusare, guardare, ascoltare ed impregnarmi (in ogni senso...) fino al midollo. Credo di aver percorso un centinaio di chilometri (pardón, una sessantina di miglia...) sotto alla pioggia, prima che le vesciche me ne togliessero definitivamente la voglia.

Una delle cose che più mi piacciono di questo posto, a parte il trovarmi all'altro lato del pianeta ed essere il perfetto "signor nessuno", è che a nessuno gliene importa nulla di chi cazzo sei, come vai vestito e cosa fai per strada.

Se in prossimità di casa a volte costa avanzare eretto e senza tirare in dentro la bastarda panzetta (che da quando ho smesso di fumare è tornata a dar bella mostra di sè, la maledetta...) qua invece sembra così facile esser se stessi, sguardo sereno e passo spedito.

Oggi, seguendo uno spunto di energia, quasi senza rendermene conto ho iniziato ad accelerare il passo fino a ritrovarmi correndo sulla U avenue. Un passo via l'altro, un ritmo lento e cadenzato che segue il crescendo del battito cardiaco ed accelera sempre più, fino a quando il suono dei talloni sul cemento diventa tutto ciò che importa nella vita. Correre è meraviglioso, ha una incredibile componente zen che ti porta a vivere ogni secondo come se fosse l'unico della tua vita.

Mi spiace partire una settimana prima della maratona. Vivendo così vicino al ponte di Verrazzano mi passerebbe praticamente sotto casa a meno di due miglia dal via, quando il fiume di umanità non si è ancora separato in rivoli e gruppetti. Dev'essere uno spettacolo impressionante... chissà, magari another time.

Per quel che concerne il lavoro, dopo un inizio timido i ritmi sono abbastanza buoni. Da mezzogiorno a mezzanotte lavoro con un brasileño, un argentino e due russi, più un paio di piercers locali che vanno e vengono in una babele di lingue incrociate incredibilmente cerebrale e stimolante.

Fin troppo spesso non capisco un cazzo dello strascicato inglese yankee biasciato in sottofondo dai clienti, ma credo che con un po' di pazienza sarà un'eccellente scuola per imparare finalmente a padroneggiare la lingua.

Giusto ieri notte ho ricevuto un'interessante spunto sull'umiltà professionale da Barada, el boludo con cui divido casa e lavoro. I racconti e le foto possono sembrare ai più un'inutile ostentazione, che però -pur non volendo strofinare in faccia a nessuno la mia esperienza di viaggio- agli amici che la capiscono ci tengo a trasmettere.

Da questo viaggio voglio ritrovare nuova energia vitale, non spegnerne le ultime vestigia.

Parlando di viaggi, di lingue, di vita e di come entrambi si desideri costruirsi una famiglia e crescere dei figli, col passo degli anni è però sempre più difficile trovare cose e persone capaci di penetrare la corazza d'indifferenza cresciuta negli anni. Ciononostante, sono talmente tante le novità che mi sento un po' come se questo fosse il primo viaggio della mia vita.

Internet è ovunque, ma non poi così accessibile. Al momento rubiamo un po' di wireless al vicinato, con una connessione che casca ogni pochi secondi. Dopo esser riusciti ad aprire miracolosamente le mails, tocca scriversi le risposte offline su un blocnotas, per poi copia-incolla-spedirle al volo quando la linea torna un minuto.

Mi scuso quindi se ogni tanto mi dimentico di rispondere a qualche messaggio, ma nel lasciarli accumulare a volte qualcuno scappa.

El año pasado, me pasé mi cumpleaños arrodillado en una de las casas más sucias que hubiera visto en mi vida, luchando contra la mugredumbre para que no me comiera.
Este año, ya ves tu, me he pasado el cumpleaños siguiente limpiando un baño aún más sucio y apestoso, para que los hongos no se me lleven mientras duermo.
¿Acaso esto va a convertirse en un maldito ritual?

O kappa, mi fermo qui. Ad ogni angolo una scena rimane impressa nel rullino delle foto mentali, ogni istante meriterebbe esser raccontato. Come faceva notare ieri notte Pablo, come si può raccontare un semestre in 5 minuti?

Mi metto le scarpe e vado a correre a Central Park. Oggi è il mio compleanno, ho bisogno di sentirmi immortale per mezzoretta.

Baci a tutti.

[...] se neghi il destino la vita diventa una serie di occasioni perdute, un rimpianto di ciò che non è stato e avrebbe potuto essere, un rimorso di ciò che non è fatto e avremmo potuto fare, e si spreca il presente rendendolo un'altra occasione perduta.[...] Oriana Fallaci, 'Un uomo', 1979.